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Ho accompagnato i nostri giovani a Lisbona con tanti sogni nel cuore, primo fra tutti, quello di poter iniziare con loro una pagina nuova della pastorale giovanile nella nostra diocesi.
Sono convinto che la pastorale giovanile non si fa “per” i giovani, ma è necessario pensarla e realizzarla “con” loro. L’opportunità di condividere una settimana insieme, di creare relazioni, fraternità, complicità, mi è sembrata un’occasione da non perdere. E così sono andato.
Sono stati giorni intensi: ci siamo avvicinati a Lisbona accompagnati dalla Parola e da alcune catechesi sulle domande di Gesù: «Che cercate?»; «Cosa vuoi che io faccia per te?». Poi abbiamo condiviso i giorni centrali a Lisbona col Papa e nel ritorno un’altra catechesi che ci ha accompagnato a elaborare quanto vissuto. Gesù chiede ai due discepoli di Emmaus in cammino: «Che sono questi discorsi che fate tra voi lungo il viaggio?».

Le risonanze condivise nel viaggio per tornare a casa sono state un bel regalo che hanno sottolineato la positività dell’esperienza nonostante la grande fatica e stanchezza che non è mancata. Condivido solo alcuni dei pensieri emersi dai nostri giovani che possono aiutare a capire quanto vissuto.

«In un mondo dove conta solo l’apparenza, Dio è riuscito a riunire un milione e mezzo di giovani»; «Porto a casa tanta speranza. Nella vita si cammina e non bisogna avere paura di cadere»; «Rialzarsi sempre accettando di non essere perfetti. L’ho visto nel volto dei giovani, nel sorriso e nella commozione dei volontari»; «Vivo un momento di confusione e ho sentito le parole di Gesù: “Cosa vuoi che io faccia per te?” Mi provoca tanto l’amore gratuito di Gesù. La Parola mi aiuta a mettere ordine nella vita e oggi mi dice: non mollare mai»; «La Chiesa è madre, c’è spazio per tutti, vicini e lontani, devoti e semplici. C’è un cammino per tutti»; «Le folle unite da Dio. E la parola “alzati” rivolta anche a me. La gioia di tutti ha fatto passare in secondo piano la stanchezza»; «Essere radici di gioia e far crescere piante di gioia. E il coraggio di testimoniare»; «La domanda “che cercate?” mi ha aiutato a mettere a fuoco fin da subito perché ero qui. Ci sono state tante condivisioni tra noi. Non si arriva mai nella vita. Pensavo di arrivare a mettere tutto in ordine e invece siamo sempre in cammino»; «Mi ha dato tanta forza e coraggio, ora vorrei provare a donare»; «All’inizio avevo tanti timori, alla fine sono venuta. È stato faticoso ma mi sono messa alla prova. Porto con me quell’alzati e cammina»; «Incredibile come un milione di giovani che non si sono mai visti prima, in un luogo nuovo, mi abbiano fatto sentire a casa. Come se quella folla di gente mi avesse abbracciata rendendomi parte di una vera e propria famiglia».

Sono solo alcune battute prese dalle tante risonanze condivise, ma credo esprimano bene il clima, la partecipazione, lo stupore, la gioia per quanto vissuto. È stato importante sentirsi accompagnati da tante persone che da casa ci hanno seguito e da tanti che ci hanno ricordato nella preghiera.

Una sfida non scontata è stata quella di mettere insieme gruppi diversi di giovani: quelli legati all’oratorio dei salesiani, quelli del Delta e di Cavarzere, l’Azione cattolica e gli scout. Confidiamo che questa salutare “contaminazione” possa continuare anche in diocesi, dove, pur rispettando le multiple appartenenze, siamo chiamati a camminare insieme almeno per alcune esperienze. Solo così un gruppo significativo di giovani potrà essere contagioso per altri giovani che potrebbero trovare una casa dove abitare, crescere e anche riscoprire la gioia del vangelo.

+ Monsignor Giampaolo Dianin
Vescovo di Chioggia


Testo tratto dall’edizione numero 32 del settimanale d’informazione diocesano ‘Nuova Scintilla’

 

Il “viaggio dell’eroe” è un modello di struttura narrativa particolarmente diffuso. Un modello di avventura in tre atti, che racconta un viaggio straordinario dell’eroe-protagonista. Ma più che di un viaggio esteriore, disseminato di ostacoli, pericoli, creature misteriose, avversari, si tratta del racconto di un viaggio interiore, che scandisce le tappe di un cambiamento, di una radicale evoluzione dell’eroe fino a portarlo a una dimensione e a una consapevolezza del tutto nuove.
E questo modello sembra perfetto per raccontare anche l’esperienza del pellegrinaggio diocesano che si è svolto tra martedì 1 e mercoledì 9 agosto per partecipare, a Lisbona, alla trentasettesima Giornata Mondiale della Gioventù. Un viaggio-pellegrinaggio – anche questo – in tre atti, che sicuramente ha costretto i partecipanti a mettersi alla prova soprattutto dal punto di vista fisico, ma che si è rivelato, prima di ogni altra cosa, un cammino di evoluzione della propria fede, un percorso di scoperta (o di ri-scoperta) della propria relazione con Dio.

Il primo atto si è svolto a Tarragona. Certo, non si tratta, per definizione, del “mondo ordinario” dei protagonisti. Tuttavia, era quasi inevitabile che i partecipanti tenessero stretto a sé quel proprio “mondo”, il proprio gruppo di riferimento, le persone conosciute, le proprie sicurezze, i propri amici, fino a quel deciso “richiamo all’avventura” dato dal vescovo Giampaolo.
Che cosa cercate? Cosa vuoi che io faccia per te?
Da un lato, quindi, il racconto del Vangelo di Giovanni sull’incontro di Gesù con i primi discepoli. L’invito ad andare, a vedere, a fermarsi, riflettendo su che cosa si cerchi oggi per la propria vita. Dall’altro, il racconto meraviglioso dell’incontro tra Gesù e Bartimeo. E una domanda che sorprende, una domanda che ribalta il pensiero comune, non indugiando su ciò che ciascuno può o deve fare per Dio ma sull’assunzione di una dimensione di responsabilità per la propria vita: “L’acquisizione della vista, per Bartimeo, equivale a un cambiamento radicale di prospettiva, dovendo smettere di essere del tutto dipendente da altri“.

Il secondo atto corrisponde alla parte fondamentale della storia. Un rincorrersi di prove, di alleati, di sorprese, di “nemici”, il tutto orientato verso la “prova centrale”, quella prova che, una volta superata, conduce l’eroe a una vera trasformazione.
E Lisbona non può che essere stata tutto questo. Un meraviglioso poliedro di colori, di volti, di voci, di silenzi. Quel “mondo speciale” che, fin dall’arrivo alla vicina São João dos Montes, ha continuato a sussurrare una parola: “Alzati”. Il ritrovo di una Chiesa viva, esultante, straordinariamente varia, ma tutta orientata all’incontro. All’incontro con papa Francesco, all’incontro con il Signore. Un incontro che, in occasione dei momenti centrali della Via Crucis, della veglia di preghiera e della celebrazione eucaristica, ha saputo mettere duramente alla prova. Ma che ha saputo anche rassicurare, consolare, commuovere, aiutare, sostenere, sorreggere.
Camminare” – ha invitato papa Francesco – “e, se si cade, rialzarsi; camminare con una meta; allenarsi tutti i giorni nella vita. Nella vita, nulla è gratis, tutto si paga. Solo una cosa è gratis: l’amore di Gesù! Quindi, con questo gratis che abbiamo – l’amore di Gesù – e con la voglia di camminare, camminiamo nella speranza, guardiamo alle nostre radici e andiamo avanti, senza paura. Non abbiate paura.

Infine, il terzo atto. Il ritorno. Se pur non proprio un ritorno a casa, ma una nuova tappa: Barcellona. Un tempo che ha trovato il suo punto più alto nella condivisione di ciò che si è vissuto, nel rendere disponibile agli altri una piccola parte di quella trasformazione che ha segnato l’intero viaggio. Un viaggio, però, che continua – che deve continuare! – quasi come l’imperfetta perfezione di una basilica che sembra non poter mai trovare un compimento.
Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi…
Le esperienze” – dopotutto – “per poter diventare significative, devono essere rielaborate“. E non si può non confidare davvero che questo viaggio-pellegrinaggio venga vissuto e rivissuto ancora, diffondendo con coraggio il messaggio che “occorre correre il rischio di amare, [perché] Gesù ci accompagna sempre”.

 

Daniele Boscarato
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Domenica 18 giugno, i gruppi vocazionali diocesani “Il Mandorlo” e “Il Sicomoro” hanno potuto vivere un’intensa giornata, prima alla Società Missioni Africane (SMA) a Teolo e, successivamente, in visita alla Basilica di Sant’Antonio e alla Basilica di Santa Giustina a Padova.

Arrivati alla casa della SMA, siamo stati accolti da Padre Dario, Suor Giuliana e Suor Mary, i quali, dopo una breve presentazione e introduzione, ci hanno raccontato della loro vita e dello scopo della Società Missionaria.
Tra le cose sorprendenti, la mostra di una collezione di cimeli appartenenti a varie tribù dell’Africa sub-sahariana, come ad esempio: le maschere rituali, statuine che rappresentano dei proverbi, utensili da lavoro e strumenti musicali.
Vi è stata, inoltre, la visita alla cappella caratterizzata dalla presenza di oggetti della cultura tradizionale africana e di simboli di altre religioni. Tutto pensato per esprimere quanto ogni cultura e religione porti in sé i “semi del Verbo” ed è dunque segno di una via buona che può condurre alla conoscenza di Cristo come salvatore.
Il Vangelo del giorno e la successiva omelia di Padre Dario, durante la Messa, ci hanno permesso di comprendere meglio il senso della missione.

Le parole di San Matteo apostolo, «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date», hanno ispirato il
predicatore e anche la testimonianza di Suor Mary, la quale ha spiegato a noi ragazzi come gli africani si sentano debitori verso i missionari per aver annunciato la Buona Novella.
Proprio l’annuncio del Vangelo ha permesso loro di essere uniti e di vivere in pace, nonostante le varie differenze culturali e religiose.

Nel pomeriggio ci siamo diretti verso la Basilica del Santo, dove abbiamo potuto ammirare le opere di quell’antica chiesa e pregare alla tomba del Santo.

L’ultima tappa è stata la visita alla Basilica di santa Giustina, dove sono conservate le reliquie di san Luca
evangelista, di santa Giustina, di san Mattia e di altri santi martiri.
La visita, inoltre, è stata arricchita dall’incontro con la guida, Giovanni, che si è soffermato nello spiegare il coro ligneo del presbiterio in cui sono incise scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. E, per concludere, abbiamo osservato da vicino la tela raffigurante il martirio di Santa Giustina.

Nicola Chieregato
Giovane in cammino

Anche per l’estate 2023, viene proposto un campo vocazionale per ragazze e ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni: “Un meraviglioso poliedro. Sulle orme di Padre Marella.

La proposta si terrà da lunedì 28 agosto a sabato 2 settembre 2023 nei pressi di Bologna, dove si ripercorreranno i luoghi in cui ha vissuto il Beato Olinto Marellaal quale, in occasione della sua beatificazione, è stato intitolato il Seminario Vescovile Diocesano – e altri santi e si incontreranno le testimonianze di persone che vivono la fede.

Sarà anche occasione per trascorrere una settimana di fraternità e per costruire o approfondire delle relazioni significative di amicizia.


Per iscrizioni, richieste di informazioni e di chiarimenti: Don Giovanni +39 349 291 4796

“Un meraviglioso poliedro”

La giornata mondiale delle vocazioni non mette a tema solo le vocazioni al presbiterato o alla vita consacrata, anche se queste particolari chiamate ci stanno tanto a cuore. La Chiesa in questa giornata invita tutti i cristiani a rileggere la loro vita come risposta a una chiamata del Signore. Preti, consacrati e consacrate, sposi e missionari, battezzati impegnati nella vita pubblica. Quest’anno papa Francesco nel … Continua a leggere “Un meraviglioso poliedro” »

Gli astronomi dicono che l’universo è in espansione, eppure la cosa strana è che non ne percepiamo l’evoluzione, almeno non nell’immediato. Come un fiore che sboccia, così è lo spazio dell’universo che si allarga. È difficile anche immaginarlo questo universo senza ‘infinito’ e in allargamento.

Anche la vita di ciascun uomo e ciascuna donna nello stato iniziale è percepibile a pochi: dapprima solo alla madre, poi al padre, ai famigliari, agli amici, fino a diventarne un segno visibile a tutti. In seguito al concepimento, sarà la nuova vita, nello scorrere del tempo, ad allargare il raggio delle proprie importanti relazioni che arricchiscono l’esistenza e la rendono un valore per molti. Oggi poi, parlare di relazioni implica anche uno sguardo su quella realtà del mondo virtuale che tanto reale risulta ai più giovani che costruiscono veri e propri intrecci relazionali che non hanno confini geografici e che si allargano a continue possibilità.

Insomma, l’universo è in espansione, la vita è un arricchirsi di relazioni, cosa può dare in più la dimensione della propria vocazione? Questa sembra non aggiungere nulla a tutto il mondo di relazioni, di affetti, che già abbiamo. Invece, la scopriamo come un venire alla luce, come un’espansione di qualcosa che ci abita fin dall’origine della nostra esistenza, come una vera espansione, non fuori di noi, ma primariamente dentro il nostro cuore, dentro la vita che ci abita, dentro al nostro essere, in quella vita ‘interiore’, quella abitata dallo Spirito che ci è dato in dono nel Battesimo, in quella dimensione che si chiama coscienza, desiderio, volontà, spirito, vita. L’esistenza viene delineata dalla vocazione, ossia sente che è chiamata a una gioia più grande e duratura, sente che qualcosa la sta dirigendo, svegliando, spingendo, verso nuovi orizzonti, che si scoprono più luminosi per la propria storia, inaspettatamente più profondi all’animo nostro perché hanno la misura della gratuità, della carità, dell’amore, la misura di quell’espansione umana e divina avvenuta nella risurrezione di Cristo e donata a tutti coloro che credono in Lui.

Ogni uomo e ogni donna che s’incammina lungo la strada della propria vocazione comincia a espandersi nelle virtù cristiane che rendono le dimensioni umane più belle e più utili al mondo. Ogni uomo e ogni donna, se innestati in questo punto di esplosione, che a volte avviene in un percorso semplice e lineare, altre può avvenire grazie a un incontro particolare che piano a piano fa crescere in cuore una passione per il vangelo e per gli uomini, non può che fare della propria vita un dono continuo, come ci testimoniano i santi. La vocazione è la perla preziosa, è accogliere la possibilità che la vita si svolga, si declini, si consumi, in mille risvolti, ma sempre per Gesù. La vocazione è l’esplosione dell’amore che il risorto ha donato alle nostre povere esistenze e che ciascuno sente di dover riversare a Lui attraverso l’amato o l’amata della vita, oppure in una totale dedizione a Dio e ai fratelli nella verginità. Se la vita ci è data per vivere da figli di Dio, la vocazione ci spinge a rinvigorire, quotidianamente e nella modalità pensata per noi, quella fede che Cristo ci ha donato e che ci spinge a testimoniare agli altri il suo regno.

“Un meraviglioso poliedro” è il tema della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni ed è proprio questo che avviene quando ci guardiamo tutti e ci scopriamo missionari di quell’unica esplosione che lo Spirito Santo continua a far ardere nei nostri cuori. Avviene un vero riflesso della sua luce, un bell’intreccio di colori e forme che espandono quell’unica Luce che nella storia ne riflette le sfumature di salvezza.

Vorremmo che questo raggio di luce fosse accolto da tutti, vorremmo fossero tanti i giovani e le giovani a sentire esplodere in cuore il fuoco divino, a custodire quel ‘roveto ardente’ che è dato in dono. Anche le braci smorte riprenderebbero a divampare fortemente.

È bello scoprire la vocazione come il manifestarsi in noi di una “espansione” della vita, come una “esplosione” che ci mette in relazione profonda con chi ci sta accanto, una relazione originale che rispetta la storia di ciascuno e ne diviene trama dentro la quale Dio pian piano si rivela e conduce a conoscerlo e ad accoglierlo nella sua singolare amicizia. È bello anche rendersi conto che la propria storia è intrecciata da altre storie, vite esplose – più o meno – altrettanto belle e uniche. Ogni vocazione, poi, esiste dentro un fiume di esistenze piene di senso e verità che hanno permesso che tutto ciò accada. Questo fiume è l’insieme di battezzati che vivono, come possono, la loro esistenza come vocazione, come chiamata, come scoperta di ciò che rende la vita più bella e più vera e cercano di comunicarlo agli altri con dono gratuito.

I Battezzati sono questo fiume dove si perpetua l’alleanza d’amore tra Cristo e la Sposa, quindi con ogni uomo e ogni donna che ne costituisce il Corpo Mistico. La secolare tradizione della Chiesa, poi, suggerisce anche vie vocazionali chiare, seppur sempre reinterpretate lungo i secoli e rinvigorite dalla fantasia dallo Spirito che tutto rinnova.

Mi riferisco alle vocazioni alla vita sponsale, alla consacrazione o al ministero ordinato. Sono strade che manifestano la possibilità di un compimento della vita dentro una via di senso riconosciuto e scoperto vero e prezioso per sé e per gli altri. Diventano possibilità di vivere la vita donandosi sempre e comunque dentro tutti i meandri della propria storia e di quella del mondo. Ciascuna di queste sono l’una per l’altra fonte di arricchimento, sfumature di quella verità che Dio in Gesù ci ha rivelato: il suo amore per tutti gli uomini. Per te e per me. Dio, come una madre e un padre, continuamente ha cura di noi e non ci abbandona, anzi, ci arricchisce di molteplici segni del suo amore suscitando continuamente chiamati a vivere di Lui e a testimoniarne la sua presenza in questo mondo e la sua sete di noi tutti finché giungiamo nel seno del Padre dove circola, ha origine e si espande il suo regno d’amore.

Tutte le vocazioni vivono tra loro una feconda circolarità divenendo ciascuna riflesso per le altre di quel dono d’amore che Dio ha donato alla sua Chiesa. È passato il tempo in cui si concepivano alcune vocazioni come ‘superiori’ rispetto alle altre (perché più vicine a Dio). Oggi comprendiamo che si può crescere reciprocamente e questo rende bella l’esistenza particolare di ciascuno.

La vocazione oltre a esser un’espansione interiore dell’uomo che risponde a una chiamata di Dio, è anche un’esplosione che non avrà fine, sia personalmente che storicamente, perché continuerà a manifestarsi lungo la storia dell’universo quell’unico “amore che move il sole e l’altre stelle” e tutto espande.

 

Don Giovanni Vianello
Direttore dell’Ufficio Diocesano Vocazioni

La Preghiera Vocazionale è un appuntamento vicariale mensile nato con l’intento di “tenere accesa la fiamma della preghiera per tutte le vocazioni”. E, per il Vicariato di Chioggia, si svolge nella chiesa del Seminario Vescovile, curata dal Centro Diocesano Vocazioni ogni primo giovedì del mese.

La preghiera si suddivide principalmente in tre momenti: la lettura della Parola, la riflessione di un sacerdote (preziose, per quest’anno, sono state le riflessioni di don Giuseppe Cremonese) e l’adorazione eucaristica: l’adorazione è un momento privilegiato per stare a “tu per tu” con Gesù Eucaristia, aiutati anche dall’ascolto di brani musicali, alcune letture spirituali e canti.

La Preghiera Vocazionale ha, poi, il suo “appuntamento culmine” nella Veglia Diocesana di Preghiera per le tutte le Vocazioni, che, per l’Anno Pastorale 2022-23, si è svolta nella serata di giovedì 27 aprile 2023 presso la chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova di Rosolina (RO) ed è stata presieduta dal Vescovo Giampaolo Dianin.

Da un punto di vista personale, la Preghiera, per me, diventa davvero un momento in cui il tempo sembra fermarsi: mi aiuta a mettermi davanti al Signore per stare “solo” con Lui.
Spesso siamo travolti da molti impegni, dalla frenesia delle giornate ed è facile che anche la preghiera personale si trasformi in una tra le tante “cose da fare”, con il rischio che diventi semplicemente un’abitudine; invece, avere un luogo, anche fisico, aiuta a vivere un dialogo con Gesù più consapevole e
a guardare la propria fragilità sapendo che c’è Qualcuno che ti guarda e che ti sostiene anche quando la speranza può venire meno, una speranza che preghiamo possa essere per tutti i chiamati.

Dopo cinque anni di questo percorso, si è assistito a un numero crescente di presenze: un barlume che incoraggia ad andare avanti nella consapevolezza che ogni vocazione sboccia come dono di Grazia e, oggi più che mai, se ne sente il bisogno.

 

Giulia Alfiero
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Compensato, viti, tempere, pennelli, manichini, reti, una prua di una barca (vera!) e una stanza del seminario. Ebbene sì: anche se può sembrare strano, si può trovare tutto allestito in una stanza al piano terra del Seminario Vescovile della Diocesi di Chioggia.

La scena, che ritrae la narrazione della chiamata dei primi apostoli (Mt 4, 18-22), è ambientata ai tempi di Gesù: fa da sfondo, sulle pareti montate per l’occasione, il lago di Tiberiade, disegnato dalle mani preziose di Mariangela Rossi.
Chi entra si immerge nella scena quasi a diventare un pescatore tra i pescatori assieme agli apostoli Simone e Andrea e a Gesù. I personaggi vestiti con abiti dei giorni nostri, invece, aiutano a immedesimarsi nel racconto evangelico: l’intento è quello di comunicare che Gesù continua sempre a chiamare ognuno di noi e propone “Venite dietro a me”.
La scena può diventare anche la rappresentazione dell’episodio del ritorno di Gesù dopo la risurrezione sulla riva del mare di Tiberiade (cfr. Gv 21, 1-19), quando Egli si fa riconoscere come il Vivente ripetendo con gli apostoli il miracolo della pesca miracolosa e condividendo il pane e il pesce.

La realizzazione della stanza – accessibile a partire dal mese di maggio 2023 – è stata progettata principalmente come occasione per le giornate di ritiro rivolte alle bambine e ai bambini del catechismo e ai gruppi di giovani in cammino.
La stessa è stata curata dall’équipe del Centro Diocesano Vocazioni, con anche l’aiuto delle ragazze e dei ragazzi dei gruppi vocazionali. Il lavoro è stato impegnativo, oltre che lungo, ma fin da subito, in realtà, sì è rivelato essere una bella opportunità per condividere momenti insieme e un modo concreto per addentrarci in queste scene del Vangelo.

 

Federico Cerruti
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Se rifletto sulla mia vita, mi hanno sempre accompagnato le domande. Le ho portate sempre con me e hanno fatto breccia dentro, mi hanno spinta in avanti. Ho iniziato a capire che ero chiamata a donarmi a qualcosa e a qualcuno. Ho sempre pensato che il bello stesse proprio nel tempo donato agli altri, senza parsimonia. E che i sì che si danno a Dio muovano i primi passi nei «sì feriali» piccoli e anche, all’apparenza, frammentati.

Nella logica di Dio tutto si ricompone con la giusta misura. Durante l’università, il rettore del Seminario Vescovile di Chioggia mi chiede di far parte dell’équipe della Pastorale Vocazionale. L’ennesima sorpresa. Lo stupore di essere stata vista da chi non mi conosceva e di essere stata scelta per un impegno così grande, profondo e di minuzia. Ero certa che mi avrebbe regalato tanto, un tanto nuovo che riscoprivo in ogni mia mansione parrocchiale e non, ma non immaginavo che potesse aprirmi il cuore.

I ragazzi che ho incontrato mi hanno insegnato il calore della fede autentica, dello spogliarsi davanti a Cristo. Ed è proprio in tutti gli occhi che ho incontrato che ho sentito il mio animo irrobustirsi e i miei passi farsi più certi verso un’altra chiamata: quella all’amore sponsale. Anni di cammino insieme, di Raffaele e miei, che ci hanno portati a maturare, in modo consapevole, il desiderio profondo di voler dedicare la vita l’uno all’altra. Mi piace pensare che sia stato Dio a farci incontrare e ad averci dato una bussola sempre puntata verso la Stella Polare. Consapevoli che la verità della nostra vita non consiste nel vivere per noi stessi ma per gli altri; chiamati a dare amore. La vocazione alla vita matrimoniale la immagino come un intreccio, come quello che avviene tra la vite e il tralcio.

 

Irene Veronese
Membro del Centro Diocesano Vocazioni

Sono passati ormai più di quattro anni da quando noi ragazzi più grandi del gruppo “Il Sicomoro” abbiamo cominciato questo percorso vocazionale, accompagnati da don Giovanni e dalla sua équipe. Insieme abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo molte esperienze: momenti di preghiera, di ascolto, di condivisione e di riflessione personale, di svago, e anche fraternità, uscite e campi scuola.

Il Sicomoro per noi è come un pellegrinaggio che ci sta aiutando a capire i desideri che Dio ha per noi. Come in ogni pellegrinaggio, ci sono donati dei compagni di strada con cui condividere il cammino; non c’è una ricetta definita ma un’amicizia, un cammino e molti desideri che con amici ed educatori condividiamo insieme per scoprirne il senso.
Durante questo nostro pellegrinaggio, molte sono le persone che Dio ci ha messo e continua a metterci davanti per aiutarci a capire quale sia la vocazione di ognuno di noi. Dio, infatti, comunica con noi attraverso i nostri amici per poterci consigliare quale sia la strada verso un bene e una felicità infinita.

Anche noi durante i nostri incontri con il gruppo ci prepariamo a dire quel “Sì” a Dio, fidandoci di Lui e sapendo con certezza che Egli vuole esclusivamente la nostra felicità. E ci impegniamo a tenere stretto questo legame che si è creato attorno a questo gruppo, affinché possiamo vivere uniti secondo la parola del Signore.

 

Jacopo Delvecchio